Mercoledì 23 novembre sarà ospite del Collegio per il ciclo delle Testimonianze il Regista Fabio Ilacqua per vedere e commentare insieme alcuni video dei suoi viaggi tra gli “ultimi della terra”.
Una serata con i volontari della Fondazione Amani, che sostiene l'opera di padre Kizito.
Amani che in lingua kiswahili significa “pace”, è un' associazione laica che ha iniziato la sua attività nel 1995 insieme al missionario comboniano Renato Kizito Sesana. L' impegno di Amani a favore delle popolazioni africane è rivolto in particolare alla cura, all'educazione e alla crescita dei bambini più soli in Kenya, Zambia e Sudan. Organizzazione Non Governativa riconosciuta dal Ministero degli Affari Esteri, orienta le sue attività seguendo due principi: 1. privilegiare l’affidamento e la gestione di ogni progetto e iniziativa sul territorio africano a persone qualificate del luogo; 2. garantire una struttura organizzativa snella per contenere i costi a carico dei donatori. Molti degli interventi di Amani nascono direttamente dall'ispirazione della Comunità di Koinonia, organizzazione africana profondamente radicata ed inserita nella realtà locale.
Dal 1964 al 1974 ha fatto parte del gruppo Archizoom, primo gruppo di avanguardia noto in campo internazionale, i cui progetti sono conservati presso il Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell'Università di Parma; la sua tesi di laurea e numerosi progetti sono conservati presso il Centro Georges Pompidou di Parigi.
La figura di Branzi è difficile da definire. Da alcuni è considerato un protagonista del design italiano, da altri il riferimento teorico di grandi archistar contemporanee, da altri ancora un visionario che ha anticipato l'attualissima urbanistica del paesaggio e l'idea della città diffusa, priva di confini.
In realtà Branzi usa poco i termini "design", "architettura" o "urbanistica", e più spesso preferisce il termine "cultura del progetto".
La sua attività è stata rivolta da sempre alla sperimentazione e alla ricerca, ovvero all'elaborazione di progetti non destinati necessariamente a essere realizzati: progetti a volte concettuali, pensati come operazioni intellettuali indirizzate all'arricchimento della mappa mentale dei progettisti.
La sua ricerca è rivolta soprattutto alla città contemporanea intesa come un grande plancton che si trasforma continuamente, non più pensabile secondo categorie di edifici, di informazioni, di emozioni, di oggetti. Nella sua visione, tutto è fuso in un'unica fluida realtà.
Nel 1987 Andrea Branzi ha ricevuto il Compasso d'Oro alla carriera, massimo riconoscimento nel mondo del design.
http://youtu.be/-617G_AkHH0
PAOLO SENSINI, laureato in filosofia, saggista e storico, è autore de La rovina antica e la nostra (Aracne, Roma 2006) e de Il «dissenso» nella sinistra extraparlamentare italiana dal 1968 al 1977 (Rubbettino, Soveria Mannelli 2010). Ha redatto alcune delle voci apparse nel primo volume de L’Altronovecento. Comunismo eretico e pensiero critico (Jaca Book, Milano 2010) e nel Dizionario biografico degli anarchici italiani (BFS, Pisa 2003-2004). Ha inoltre curato l’edizione italiana delle principali opere di Bruno Rizzi, Ante Ciliga, Josef Dietzgen e Sergej Mel’gunov.
Mercoledì 12 ottobre interviene per presentare il suo nuovo libro:
Libia 2011Jaca Book, Milano 2011
Il 2011 non è solo il 150° anniversario dell’unità d’Italia, ma è anche l’anno in cui ricorre un’altra celebrazione meno onorevole da festeggiare per i governanti del nostro paese: il centenario della prima guerra dell’Italia contro la Libia. Oggi come allora, lo Stato italiano muove in armi contro una nazione che nulla ci ha fatto. Il suo leader, Mu‘ammar Gheddafi, ricevuto fino pochi mesi addietro con tutti gli onori che si tributano al capo dello Stato di un paese amico, si è improvvisamente trasformato in «dittatore pazzo e sanguinario» da eliminare ricorrendo a qualsiasi espediente.Un tradimento che ha dell’incredibile, ma che purtroppo rappresenta un Leitmotiv della nostra storia post-unitaria. Ritardata imitazione delle imprese delle più affermate potenze coloniali europee. Dopo aver ripercorso le fasi salienti dell’occupazione militare italiana (1911-1943) e della travagliata storia libica fino ai giorni nostri, Paolo Sensini, che ha preso parte a Tripoli ai lavori della Fact Finding Commission on the Current Events in Libya nei giorni immediatamente successivi all’inizio dei bombardamenti NATO, ricostruisce con dovizia tutte le fasi del conflitto e le vere ragioni sottese all’attacco contro la Libia. Il quadro reale che ne emerge, e che nessun media mainstream ha voluto raccontare alle opinioni pubbliche occidentali, è sconcertante. Le menzogne sulle «fosse comuni» e sui «10.000 morti», così come «i ribelli di Bengasi» fomentati dal fondamentalismo islamico e anche organizzati, armati e finanziati dalle potenze occidentali, sono serviti come pretesto per la Risoluzione ONU numero 1973 che ha dato il via all’intervento militare in Libia, mentre il mondo tace sul consistente miglioramento delle condizioni di vita del popolo libico da quando Gheddafi è stato alla guida del paese, unica realtà petrolifera mediorientale con una redistribuzione sociale della ricchezza.La verità, ancora una volta, è che a tirare i fili di queste guerre per procura mascherate da «intervento umanitario» sono le grandi potenze occidentali, che vogliono continuare a mantenere i popoli dell’Africa nella schiavitù e nella miseria per impadronirsi di tutte le loro ricchezze, come fanno da secoli e stanno continuando a fare. Dopo l’Afghanistan e l’Iraq, quella in Libia è solo l’ennesima guerra neocoloniale dei giorni nostri.