Dal 1964 al 1974 ha fatto parte del gruppo Archizoom, primo gruppo di avanguardia noto in campo internazionale, i cui progetti sono conservati presso il Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell'Università di Parma; la sua tesi di laurea e numerosi progetti sono conservati presso il Centro Georges Pompidou di Parigi.
La figura di Branzi è difficile da definire. Da alcuni è considerato un protagonista del design italiano, da altri il riferimento teorico di grandi archistar contemporanee, da altri ancora un visionario che ha anticipato l'attualissima urbanistica del paesaggio e l'idea della città diffusa, priva di confini.
In realtà Branzi usa poco i termini "design", "architettura" o "urbanistica", e più spesso preferisce il termine "cultura del progetto".
La sua attività è stata rivolta da sempre alla sperimentazione e alla ricerca, ovvero all'elaborazione di progetti non destinati necessariamente a essere realizzati: progetti a volte concettuali, pensati come operazioni intellettuali indirizzate all'arricchimento della mappa mentale dei progettisti.
La sua ricerca è rivolta soprattutto alla città contemporanea intesa come un grande plancton che si trasforma continuamente, non più pensabile secondo categorie di edifici, di informazioni, di emozioni, di oggetti. Nella sua visione, tutto è fuso in un'unica fluida realtà.
Nel 1987 Andrea Branzi ha ricevuto il Compasso d'Oro alla carriera, massimo riconoscimento nel mondo del design.