Un calderone di etnie da 350 milioni di abitanti, il centro esatto della geopolitica. Il medioriente rimane ancora la zona calda della storia, un universo turbolento agitato da conflitti eccezionali per caratteristiche e durata (la guerra tra israeliani e palestinesi), dall’abbondanza di risorse petrolifere, dalla paura che l’Islam più radicale e violento si diffonda ulteriormente arrivando a gettare la sua ombra sull’Europa. Che non è (non può essere) destinata a un ruolo marginale di fronte a una regione che si estende alla Turchia, candidata da più parti a un posto nell’Unione in un futuro prossimo. La conoscenza e lo studio degli stati che compongono la regione sono il primo passo di un Corso che ha messo a disposizione alcuni dei principali strumenti propri della scienza delle Relazioni Internazionali. Indispensabili per comprendere la rilevanza di luoghi e meccanismi dove anche i più piccoli movimenti possono avere conseguenze enormi, in grado di andare ben oltre i confini della regione. L'obbiettivo è stata l'ambientazione di un "diplogame", ovvero la simulazione di un tavolo negoziale incentrato attorno a una crisi in Irak, con gruppi di studenti che hanno interpretato il ruolo di rappresentati di stati mediorientali toccati direttamente dall'emergenza. Per la cronaca, al tavolo delle trattative non è alla fine stato raggiunto un accordo che conciliasse le diverse posizioni.
Con Vittorio Emanuele Parsi, Marco Allegra, Alessandro Quarenghi, Arturo Varvelli, Riccardo Redaelli, Massimo Campanini, Caterina Roggero, Andrea Carati, Carlo Frappi, Enrico Fassi