Mercoledì 14 marzo va in scena lo spettacolo teatrale "Norimberga: processo a un crimine moderno" della compagnia Teatro al 7°.
L'incontro avrà inizio alle ore 21,00.
"Norimberga: processo a un crimine moderno".
Opera storico-teatrale di docu-didattica realizzata dal “Teatro al 7°”, Davide Romano portavoce della Sinagoga “Beth Shlomo” e lo studioso di Shoah e criminologia Andrea Bienati
Una "lezione teatralizzata" che ripropone passi del processo per i crimini di guerra, contro la pace e contro l'Umanità che ha cambiato il rapporto tra Stati e ha sottolineato come vi sia sempre una responsabilità personale, anche nei gruppi. ...Un nuovo modo per affrontare i temi della Responsabilità, della Memoria e del vivere quotidiano.
Nella ricostruzione dell'Aula del Tribunale di Norimberga, le parole di Hans Frank: il giurista-carrierista, Hermann Goering: il politico-negazionista, Albert Speer: il tecnocrate-ritrattante e Rudolf Hoess: il direttore di una fabbrica dello sterminio, saranno accompagnate da interventi di carattere storico e sociologico che offriranno spunti di riflessione su come l'annullamento dell'empatia e la creazione del "diverso" portino ai fenomeni di ghettizzazione e violenza verbale, psicologica e fisica. In "Norimberga" le voci di accusa e difesa si dipanano in un susseguirsi incalzante di tecniche di giustificazione labili, di neutralizzazione e normalizzazione (riduzione a regola di condotta e a quotidianità) del male e di creazione di "sottoculture" di appartenenza (tipiche dei gruppi). Immagini originali e inedite di fotografie e documenti riguardanti le immagini della vita quotidiana precedente alla condanna a morte di milioni di cittadini sono lo sfondo del dibattimento, reso vivo da tre attori, nel quale una voce "fuori campo" suggerisce momenti di riflessione socio-criminologica legati al rapporto tra legge e gruppo di appartenenza e al rapporto con l'altro.
Come reagirono i giudici del processo di Norimberga? come reagiranno i ragazzi dinanzi a spunti di riflessione e a proclami di difesa vuoti, senza la visione di immagini di morte? Se il ricordo delle vittime è affidato solo alla lettura di alcune deposizioni si riesce ancora a percepire come sia dolorosa la negazione dell'altro? All'epoca - prima della visione delle immagini dei campi di sterminio - la giuria tendeva all'assoluzione degli imputati. Le cose cambiarono quando furono proiettati i corpi e i volti delle vittime. Un percorso che vogliamo fare vivere anche ai partecipanti (senza però indulgere in immagini scabrose), perché sia chiaro a tutti che non c'è rispetto della legge che travalichi il rispetto della vita umana e la responsabilità personale.